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Smoking cessation e sigaretta elettronica, quando il paese è sordo.
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Smoking cessation e sigaretta elettronica, quando il paese è sordo. Smettere di fumare? La soluzione, quanto meno una di quelle possibili, potrebbe essere trovata nei numeri.
L’ultima analisi a firma dell’Istituto superiore di Sanità, infatti, che ha approfondito le abitudini da fumo degli italiani, con riguardo all’ultimo quadriennio e fino al Dicembre 2019, rimarca come la opzione che si è dimostrata più valida al fine di smettere di fumare sia quella data dalle sigarette elettroniche. Proprio i dispositivi da svapo che, però, non compaiono in alcun modo tra le strategie suggerite dalle Istituzioni in ottica di smoking cessation. Ma andiamo per gradi. Gli ultimi elementi pervenuti, per quel che riguarda il territorio italiano, indicano come la maggior parte di quanti tentino di abbandonare il vizio falliscano nel loro scopo. Ed appena il 10% vi riesce. Entro quest’ultima fascia, l’81% raggiunge il traguardo prefissato solo grazie alla propria forza di volontà mentre, tra quanti si appoggiano a qualche elemento di “supporto”, quello data dalla e-cig (ovvero il 14% dei casi) risulta essere quello più efficace.
Di poco conto, per il resto, il numero relativo a quanti colgono l’obiettivo grazie al ricorso a farmaci, cerotti e servizi Asl vari. Eppure, della sigaretta elettronica, che palesa di rivestire un ruolo nei processi di addio al fumo, non vi è traccia alcuna presso le Istituzioni nostrane.
Lo sostiene lo stesso Istituto superiore di Sanità allorquando, parlando dei 365 Centri anti fumo attivi sul suolo nazionale, analizza come essi offrano “interventi eterogenei basati prevalentemente su terapie farmacologiche (75%), interventi individuali (57%) e di gruppo (63%)”. Laddove, per interventi individuali, si vogliono intendere “colloqui motivazionali, colloqui di sostegno, counselling e psicoterapia, mentre gli interventi di gruppo offerti sono incontri motivazionali, gruppi psicoeducativi o di psicoterapia”. Tra le ulteriori prestazioni offerte presso i Centri anti fumo, ancora, “consulenza psichiatrica e auricoloterapia (elettrostimolazione e agopuntura auricolare)”. Cosa bisognerebbe fare, a detta dell’Istituto Superiore di Sanità, al fine di facilitare i processi di smoking cessation? Ebbene, lpa risposta: “Ridurre le barriere che ostacolano l’accesso a un sostegno qualificato ed efficace, aumentando la capacità del sistema sanitario di fornire trattamenti di buona qualità, rendendo gratuiti (o semi-gratuiti) i trattamenti efficaci sia di tipo comportamentale che farmacologico, e aumentando la disponibilità del sostegno a distanza come il materiale di auto-aiuto, le quit-line telefoniche e i siti web dedicati”. Della e-cig, pertanto, in chiave di “soluzioni”, non si fa riferimento alcuno.

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Esploro il futuro visitando il passato, nasco fotografo ma vivo d'altro. Odio i pregiudizi e ai titoli preferisco gli articoli di fondo. Scrivo e mi interesso di riduzione del danno e delle tematiche ad esse correlate.
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